La Storia di Rutino

 

 

 

RutinoRutino è situato su di una collina, a dodici km da Agropoli. Il paese, baciato dal sole dall’alba al tramonto, disposto longitudinalmente da S. Rocco ai Mazzoni sulla cresta della collina, fiancheggia per tutta la sua lunghezza la strada statale 18, la Tirrena Inferiore.Ha una superficie di 9,64 Kmq ed è ad un’altitudine di 371 metri sul livello del mare.Guarda sullo sfondo nord-est lo scorrere scarso e pigro del fiume Alento, le cui acque oggi sono convogliate nella diga. A sud-est il serpeggiante luccichio dei binari indica la stazione ed il rione Rutino scalo a circa 7 km di distanza.Contempla poi a sud il Monte della Stella che s’innalza dolcemente al cielo, mentre sulla dorsale parallela è affiancato dal vicino comune di Lustra.Tutto il paesaggio collinare, nella sua bellezza selvaggia, è dominato, sul lato ovest, dalla mole superba del castello di Rocca Cilento che coniuga armonicamente storia e natura. Assumendo la caratteristica dell’antica borgata, Rutino offre un piacevole soggiorno ai visitatori che qui vengono in ogni stagione per trovarvi pace ed oblio.Sconosciuta è la data della sua origine. Il suo nome si identifica in “Rutiginum” che compare per la prima volta nel 954 in quel documento che parla della Translatio del corpo di San Matteo da Casalvelino a Salerno. Il paese si ritrova ancora menzionato in un rogito del 1053 come riportato dal Mazziotti. Lo stesso nome, con lieve variante, viene riportato in un atto con cui Gregorio, signore di Capaccio, donava nel maggio del 1092 al monastero di San Nicola la chiesa di “Sancti Matthaei de Ruticino”. Nel testo “La Lucania” dell’Antonini troviamo annotato, per scoprire l’etimologia anche:
- Rhodigino à Rodino à rodon à rosa à generatore di rose
- Erutinei à erutinoi laoi à in Omero popolo erutini.
Il villaggio, perciò, potrebbe essere stato creato da coloni greci qui insediatisi. La breve distanza sia da Elea, oggi Velia, che da Poseidon, Paestum, potrebbe confermare l’ipotesi.
Altri vogliono far derivare il nome dalla località agreste: Ruta-ae à erba ruta à rutina à Rutino. I ruderi scoperti nel passato nella zona Casatiti (casa di Tito) certamente testimoniano la vetustà del luogo ed i legami con la civiltà romana.
Non molto discosto da tale terra – dice l’Antonini – vi è un luogo detto Casatiti, un tempo abitato, or pieno sol di rovine e sepolcri antichi, ove spesso trovansi medaglie e monete familiari ed imperiali ispezialmente di Licinio. Non son molti anni vi fu scoverto un sepolcro di un guerriero armato, di statura gigantesca il di cui osso femorale era più di due palmi lungo...
All’opposto di Casatiti vi è un altro luogo chiamato Ottaviano, Ortaiano, Taiano (oggi Taviana). I paesani graziosamente ne contan delle favolette e la via che ad entrambi conduce, fu detta la Via del Casale”.
Ma oggi, al posto di quei roseti che avrebbero potuto dare origine al nome e che per bellezza eguagliavano o addirittura superavano quelli di Paestum, si trovano viti ed ulivi. E tra viti ed ulivi, a circa un chilometro dal centro abitato, sulla strada statale 18, troviamo la Fontana di San Matteo. I testi e le tradizioni orali dicono che durante il trasferimento del corpo del Santo, alcuni di quelli che trasportavano le reliquie, “superata l’erta salita di Rutino”, avessero manifestato il desiderio di bere e che miracolosamente fosse apparsa una fonte. Il P. Magnoni scrisse: “detta fin oggi il fonte di San Matteo”. I rutinesi costruirono sul luogo, a testimonianza un “monumento” ancora visibile ma non nella sua forma originaria perché ristrutturato. Sulla parte frontale di esso si ammirava un tempo una targa ricordo e poi un’effigie marmorea del Santo. Quest’ultima mani sacrileghe asportarono negli anni ’70 mentre la prima già mancava, ma negli anni ’90 ne è stata riproposta una nuova.
Targa di San Matteo
Targa di San Matteo

 

Di antico sanno alcuni caseggiati del centro storico che testimoniano ancora la vetustà del luogo:
-  la Chiesa di San Michele Arcangelo
-  palazzo Lombardi
-  palazzo Lombardi – Rinaldi – Moschillo
-  palazzo Miglino già De Agostino
-  i palazzi Magnoni
 
Alcune foto:

 

Foto Piazza
Piazza 

 

 

 

 

 

 Colombaia

 

Lungo la via Roma scopriamo “la Colombaia” di ottima fattura, per qualcuno di stile “arabesco”, per chi scrive più liberty, simbolo del paese, con di fronte l’antico palazzo Cuoco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Più su i palazzi Guarino ex Oliva, Criscuolo ex Spagnuolo, Borrelli e il vetusto palazzo Cuoco un tempo forse destinato a convento, come vuole la voce del popolo, considerandone le strutture e ricordandone gli affreschi sulle pareti delle arcate al piano rialzato ora inesistenti ma presenti negli anni ’50. Percorrendo la via Dei Mille, presso il largo Guglielmo Marconi (i sabbiuoli), troviamo il Palazzo Verdoliva, poi proseguendo quello di Di Giulio-Oricchio oggi Ciardi-Casale, più su palazzo Melella nel passato Lombardi ed infine, forse il più antico di tutti questi, palazzo Magnoni, oggi Santangelo-Chirico-Rizzo, un tempo sede della Gendarmeria Borbonica. Osservando questi edifici si possono scoprire i segni delle vecchie culture artistico-architettoniche: dai portali e “caposcale” ai mascheroni, dagli stemmi in marmo alle opere in ferro battuto. La visione diretta mostra ciò che è arte; la descrizione non realizza l’opera ma ne esprime solo delle qualità.
                   

FOTO PORTALE MAGNONI – GRATA –– MASCHERONE RINGHIERA

 

» Un po’ di storia del paese

 

 

 

 

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